Era una stanza buia, lunga e stretta, con una finestruccia in fondo, le pareti dipinte a calce, grigie, sporche e scrostate. C'erano tre lettucci; un catino di ferro smaltato in un angolo, con una brocca, e un canterano zoppo in faccia ai letti. Una lampadina mandava una sbiadita luce giallastra. Le mosche volavano a sciami, nel caldo soffocante. La finestra era chiusa, perché non entrassero le zanzare, ma ero appena con la testa sul cuscino che già sentivo, da tutti i lati, il loro sibilo, pauroso in questi paesi di malaria. (C.Levi, Cristo si è fermato a Eboli, Einaudi)