La soffitta era grande e buia. Odorava di polvere e di naftalina. All'infuori del tambureggiare leggero della pioggia sulle lastre di rame del gran tetto, non si sentiva volare una mosca. Travi possenti, nere di vecchiaia, si levavano dal pavimento, si incontravano più in alto con altre travi del tetto... Qua e là pendevano ragnatele grandi come amche, che si muovevano avanti e indietro nella corrente d'aria, lievi e silenziose come spiriti. Dall'alto di un finestrino che si apriva nel tetto scendeva un lattiginoso raggio di luce. L'unico essere vivente, in quel luogo dove il tempo pareva essersi fermato, era un topolino che saltellava sul pavimento, lasciando sulla polvere impronte delle minuscolissime zampe. Là dove strisciava per terra il codino correva un segno lungo e sottile. Improvvisamente la bestiola si arrestò e rimase in ascolto...e poi, psst! con un guizzo sparì in un buco dell'assito. (M. Ende, La storia infinita, Longanesi)